Nel 1933, durante la costruzione di un ponte a Harbin, nella Cina nordorientale, un operaio trovò un cranio umano di dimensioni fuori dal comune. Invece di consegnarlo alle autorità, lo avvolse in un panno e lo calò in fondo a un pozzo. Erano gli anni dell’occupazione giapponese, e temeva che un reperto così importante finisse confiscato. Lì è rimasto per 85 anni, fino a quando, nel 2018, il nipote dell’operaio lo ha recuperato e donato a un’università.

Uomo Drago: Homo longi, la “specie sorella” dei Sapiens
Quando i ricercatori hanno finalmente potuto studiare il cranio, si sono trovati davanti al più grande esemplare di Homo mai scoperto: abbastanza capiente da contenere un cervello di dimensioni paragonabili al nostro, ma con caratteristiche del tutto particolari — orbite oculari enormi e quasi squadrate, un’arcata sopraccigliare spessa, una bocca larga e denti sovradimensionati. Datato ad almeno 146.000 anni fa (con una forbice, secondo l’analisi geochimica dei sedimenti, tra 138.000 e 309.000 anni), il reperto combinava tratti arcaici con altri sorprendentemente simili a quelli di Homo sapiens, come zigomi piatti e delicati.
Nel 2021 un team di ricercatori guidato da Qiang Ji ha proposto di classificarlo come una specie completamente nuova, Homo longi — “uomo drago”, dal nome del fiume Long Jiang (fiume del drago nero) della regione dove è stato trovato. Secondo i loro calcoli, questa nuova linea sarebbe il parente più stretto di Homo sapiens, più vicina a noi di quanto lo siano i Neanderthal: una sostituzione clamorosa al vertice del nostro albero genealogico.


Il colpo di scena: forse è un Denisovan
La classificazione dell’Uomo Drago come specie a sé non ha mai convinto tutti. Molti ricercatori sospettavano fin dall’inizio che il cranio appartenesse invece a un Denisovan — un gruppo umano arcaico conosciuto quasi esclusivamente attraverso il DNA di pochi frammenti ossei trovati nella Grotta di Denisova, in Siberia, e mai associato prima a un cranio completo.
Nel 2025 due studi guidati da Qiaomei Fu, pubblicati su Science e su Cell, hanno finalmente sciolto il dubbio. Non essendo stato possibile estrarre DNA dal dente o dall’osso petroso del cranio, i ricercatori hanno tentato un approccio insolito: hanno raschiato il tartaro dentale fossilizzato rimasto su un molare. Da lì sono riusciti a isolare DNA mitocondriale che corrisponde a quello dei Denisovan della Grotta di Denisova, oltre a identificare 95 proteine antiche con varianti genetiche specifiche di quel gruppo. La conclusione più accreditata oggi è che il cranio di Harbin sia il primo scheletro cranico quasi completo mai attribuito con buona sicurezza ai Denisovan — non una specie nuova, ma finalmente un volto per un gruppo umano che conoscevamo solo dal DNA.

Perché conta comunque
Indipendentemente dal nome definitivo, la scoperta amplia enormemente quello che sapevamo sui Denisovan: la loro presenza si estendeva su un territorio vastissimo, dalla Siberia meridionale fino alla Cina nordorientale, e sopravvivevano in ambienti freddi e ostili — probabilmente più rigidi di quelli affrontati dai Neanderthal in Europa. È la conferma che, nello stesso periodo in cui i Neanderthal popolavano l’Eurasia occidentale, in Asia orientale viveva una terza linea umana arcaica, altrettanto capace di adattarsi e sopravvivere per centinaia di migliaia di anni.

Un video per approfondire
Ne parlo anche in video, con qualche dettaglio in più su questa storia:
Domande e risposte
D: “Homo longi” è ancora un nome valido?
R: Formalmente sì, è stato pubblicato per primo nel 2021 e le regole di nomenclatura tassonomica sono complesse. Ma la comunità scientifica considera oggi molto più probabile che il cranio appartenga alla popolazione dei Denisovan.
D: Chi erano i Denisovan?
R: Un gruppo umano arcaico identificato nel 2010 grazie al DNA di un piccolo frammento di osso di un dito trovato nella Grotta di Denisova, in Siberia. Fino al cranio di Harbin, non era mai stato possibile associare loro un cranio quasi completo.
D: Sapiens e Denisovan si sono incrociati?
R: Sì. Tracce di DNA denisovano sono presenti ancora oggi nel genoma di alcune popolazioni moderne, in particolare in Asia orientale e in Oceania (Melanesia), dove raggiungono le percentuali più alte.
D: Perché ci sono voluti 85 anni per studiare il cranio?
R: È rimasto nascosto nel pozzo per proteggerlo durante l’occupazione giapponese della Cina, e la sua esistenza è rimasta un segreto di famiglia fino al 2018, quando è stato infine recuperato e donato alla ricerca scientifica.
Riferimenti bibliografici
- Ji, Q. et al., “Late Middle Pleistocene Harbin cranium represents a new Homo species”, The Innovation, 2021.
- Fu, Q. et al., “The proteome of the late Middle Pleistocene Harbin individual”, Science, 2025.
- Fu, Q. et al., “Denisovan mitochondrial DNA from dental calculus of the >146,000-year-old Harbin cranium”, Cell, 2025.
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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.
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