Homo habilis: chi era davvero l’”uomo abile”

Homo habilis: chi era davvero l'”uomo abile”

Tre cose che si dicono, e come stanno

“Fu il primo a costruire utensili.” No. Nel 2015 a Lomekwi 3, nel Kenya occidentale, sono stati descritti strumenti di pietra di 3,3 milioni di anni fa, precedenti alla comparsa del genere Homo. E la mandibola di Ledi-Geraru, in Etiopia, di 2,75-2,8 milioni di anni fa, è finora il più antico fossile attribuito al nostro genere: più antico di habilis.

“Aveva un proto-linguaggio.” È un’ipotesi, non un fatto. Si basa sugli endocasti studiati da Phillip Tobias, che vi vedeva i contorni dell’area di Broca, ma molti ricercatori contestano quelle impronte, e un’area simile esiste anche in primati che non parlano. Le stime sull’origine del linguaggio vanno da habilis fino a Homo sapiens, meno di 200.000 anni fa.

“Maschi e femmine avevano dimensioni simili.” Non è dimostrato. Si ritiene in genere che gli ominini precedenti a Homo ergaster, habilis compreso, avessero un dimorfismo marcato. Lo studio più citato (Plavcan, 2012) indica una forte differenza tra i sessi, ma con campioni minuscoli e il rischio che dentro il gruppo ci siano due specie diverse.

Ricostruzione di un individuo adulto di Homo habilis sulle rive di un lago a Olduvai, con corpo esile, braccia lunghe e cranio arrotondato.
Homo habilis visse tra circa 2,4 e 1,65 milioni di anni fa. Ricostruzione artistica.

Che cosa sappiamo: Homo habilis, chi era davvero?

I fatti più solidi sono questi. Homo habilis visse tra circa 2,4 e 1,65 milioni di anni fa. I primi resti furono trovati a Olduvai, in Tanzania: un molare nel 1959 e, nel 1960, il cranio parziale con ossa della mano e del piede noto come OH 7. Nel 1964 Louis Leakey, Phillip Tobias e John Napier lo attribuirono al genere Homo, e Raymond Dart suggerì il nome: “abile”.

Il cervello. Va da circa 500 a 800 cc, con una media di circa 640: circa 200 cc in più degli australopitechi. Il cranio è arrotondato e con pareti sottili, meno basso e schiacciato di quello degli australopitechi, e premolari e molari sono più stretti, soprattutto nella mandibola.

La mano. Le ossa di OH 7 indicano una presa di precisione, fondamentale per la manualità, insieme a caratteri che ricordano l’arrampicata. Una mano di transizione, non ancora la nostra.

Il corpo. Secondo la lettura tradizionale, lo scheletro più completo, OH 62, ha braccia relativamente lunghe e proporzioni simili a quelle dei piccoli australopitechi. I resti però sono pochi e c’è chi propone proporzioni più simili alle nostre: anche qui, prudenza.

Utensili e dieta. A habilis si associa l’industria Oldowan: ciottoli scheggiati per ottenere un margine tagliente, usati soprattutto per macellare le carcasse. Chi li faceva sceglieva con cura i nuclei di pietra, sapendo come si sarebbero spezzati. La dieta comprendeva più carne rispetto agli australopitechi, in parte recuperata da carcasse, oltre a frutta e probabilmente pesce d’acqua dolce.

Un indizio sulla mano destra. Le strie sui denti di OH 65 pendono verso destra, come se l’individuo usasse la mano destra per tagliare la carne tenuta tra i denti. Se l’interpretazione è giusta, indicherebbe destrismo, associato alla lateralizzazione del cervello. È un indizio, non una prova.

Ricostruzione della mano di Homo habilis che stringe un chopper di pietra Oldowan con una presa di precisione.
Le ossa della mano OH 7 indicano una presa di precisione, insieme a caratteri che ricordano l’arrampicata.

Che cosa resta aperto

La specie è ancora al centro di un dibattito. Non c’è consenso sul fatto che habilis sia l’antenato di Homo ergaster/erectus o un ramo laterale, e nemmeno sul fatto che tutti i fossili attribuiti alla specie ne facciano davvero parte. Nel 1985 Bernard Wood propose di staccare il grande cranio KNM-ER 1470, trovato nel 1972 sul lago Turkana, in una specie distinta, Homo rudolfensis. E habilis visse in parte alla stessa epoca di erectus: non è una tappa che precede ordinatamente la successiva.

Per questo Homo habilis è interessante: è una specie di confine, con un cervello un po’ più grande, mani capaci di una presa fine, utensili e più carne nella dieta, e, secondo la lettura tradizionale, un corpo ancora da australopiteco. Di erectus abbiamo parlato negli articoli “Homo erectus, il primo viaggiatore” e “Da 450 a 1.350 cc: la crescita del cervello umano”.

Ricostruzione di un gruppo di Homo habilis che macella la carcassa di un'antilope con schegge di pietra, mentre avvoltoi e una iena osservano da lontano.
La dieta di habilis comprendeva più carne rispetto agli australopitechi, in parte recuperata da carcasse. Ricostruzione artistica.
Linea del tempo con gli strumenti di Lomekwi 3 (3,3 milioni di anni fa), la mandibola di Ledi-Geraru (2,8-2,75), Homo habilis (2,4-1,65) e Homo erectus (da circa 2).

Domande e risposte

Perché si chiama “uomo abile”?

Il nome habilis (“abile”, “capace”) fu suggerito da Raymond Dart, per sottolineare la manualità e l’uso di strumenti di pietra associati ai fossili di Olduvai.

Che rapporto c’è con il Sinanthropus?

Sinanthropus pekinensis è il nome dato nel 1927 da Davidson Black ai resti di Zhoukoudian, vicino a Pechino. Oggi è classificato come Homo erectus pekinensis e i fossili hanno circa 800.000-230.000 anni: non precede habilis, ma viene dopo di lui.

Homo habilis e Homo rudolfensis sono la stessa specie?

Non c’è accordo. Dal 1985 molti studiosi separano il cranio KNM-ER 1470 in una specie distinta, ma i campioni sono piccoli e la questione resta aperta.

Quanto era alto Homo habilis?

Non lo sappiamo con precisione. L’esemplare più completo, OH 62, è stimato tra 100 e 120 cm con proporzioni tradizionali, oppure circa 148 cm se si ipotizzano proporzioni più simili alle nostre. È un solo individuo, quindi non si può generalizzare.

Fonti

  1. Tobias P.V. (1987), “The brain of Homo habilis: a new level of organization in cerebral evolution”, Journal of Human Evolution, 16(7-8): 741–761.
  2. Plavcan J.M. (2012), “Body Size, Size Variation, and Sexual Size Dimorphism in Early Homo”, Current Anthropology, 53(S6). https://www.journals.uchicago.edu/doi/full/10.1086/667605
  3. Villmoare B. e coll. (2015), “Early Homo at 2.8 Ma from Ledi-Geraru, Afar, Ethiopia”, Science, 347.

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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.

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