L’addomesticamento del cane: quando, come e perché il lupo è diventato nostro compagno

L’addomesticamento del cane: quando, come e perché il lupo è diventato nostro compagno

L’addomesticamento del cane è la storia del primo animale reso domestico dall’uomo, e di come ci siamo riusciti non esiste ancora una versione unica. Il lupo grigio è diventato cane almeno 15.000 anni fa, in piena era glaciale, molto prima dell’agricoltura. Restano aperte tre domande: quando e dove sia successo con precisione, e chi abbia fatto il primo passo, noi o i lupi. Qui mettiamo a confronto le due spiegazioni principali, quella dell’avvicinamento per il cibo e quella del cucciolo allevato dall’uomo, e guardiamo che cosa dicono le prove.

Un lupo grigio e un cane seduti vicini su un prato innevato ai margini di un bosco.
Lupo e cane: lo stesso antenato, separati da almeno 15.000 anni di storia comune con l’uomo.

Quando: almeno 15.000 anni fa

Il quadro più recente viene dai genomi antichi. Nel 2022 un gruppo guidato dal Francis Crick Institute ha analizzato 72 genomi di lupi vissuti negli ultimi 100.000 anni circa, in Europa, Siberia e Nord America. Ne ha concluso che i cani discendono dal lupo grigio e che l’addomesticamento avvenne durante l’era glaciale, almeno 15.000 anni fa.

Esistono resti ancora più antichi, ma la loro lettura è discussa. Un cranio con tratti da cane dalla grotta di Goyet, in Belgio, ha circa 36.000-31.700 anni, e uno dalla grotta di Razboinichya, in Siberia, circa 33.000. Alcuni studiosi li considerano cani primitivi, altri non ne sono convinti.

Dal lato dei cani, uno studio del 2020 su 27 genomi antichi ha mostrato che già 11.000 anni fa esistevano almeno cinque linee genetiche distinte. Questo significa che il cane aveva alle spalle una lunga storia nel Paleolitico. Dopo l’addomesticamento, inoltre, i geni passarono dai cani ai lupi molto più che il contrario.

Dove: un’origine a est, forse doppia

Sia i cani antichi sia quelli moderni sono geneticamente più vicini ai lupi antichi dell’Asia che a quelli europei, e questo fa pensare a un addomesticamento in Oriente. Gli stessi dati mostrano però due componenti. Una, orientale, è presente in tutti i cani. L’altra, più occidentale e imparentata con i lupi del Medio Oriente, compare solo in alcuni cani antichi del Medio Oriente, dell’Africa e dell’Europa meridionale.

Gli autori dichiarano di non sapere se ci siano stati più eventi di addomesticamento poi mescolati, oppure uno solo seguito da incroci con lupi selvatici. Il lupo che ha dato origine al cane, in ogni caso, non è il lupo che vediamo oggi: la linea dei cani si separò da una popolazione di lupi che non esiste più.

Una tomba di 14.000 anni

La prova di un legame, più che di un semplice addomesticamento, viene da Bonn-Oberkassel, in Germania. Una tomba scoperta per caso nel 1914 contiene un uomo, una donna e due cani, e ha circa 14.000 anni. È la più antica sepoltura nota con persone e cani insieme.

Il cane più giovane morì a 27-28 settimane. Il veterinario Luc Janssens, dell’Università di Leida, ha studiato i suoi denti, danneggiati in modo compatibile con il cimurro. La malattia cominciò probabilmente quando era un cucciolo di 3-4 mesi, e potrebbero esserci stati due o tre periodi di malattia grave, di 5-6 settimane ciascuno.

Un cane con un cimurro grave, senza cure, di solito muore entro circa tre settimane. Questo sopravvisse a lungo di più, e secondo Janssens lo fece grazie a calore, pulizia, cibo e acqua forniti da persone, anche se da malato non serviva a nulla. Non è una prova definitiva, perché il virus non è più rilevabile nei resti.

Illustrazione: un bambino del Paleolitico porge acqua a un giovane cane malato sdraiato accanto al fuoco.
Il giovane cane sepolto a Bonn-Oberkassel, circa 14.000 anni fa, sopravvisse a lungo a una grave malattia, probabilmente grazie alle cure di qualcuno.

Prima ipotesi: l’avvicinamento per il cibo

Una spiegazione classica è questa: i lupi meno diffidenti si avvicinavano agli accampamenti per mangiare gli avanzi. Gli esseri umani li tolleravano, e questi lupi più mansueti sopravvivevano meglio e si riproducevano tra loro. Ne esistono due versioni. Nella prima, di Raymond Coppinger, il luogo decisivo era la discarica di un villaggio. Nella seconda, detta autodomesticazione, il passaggio avviene per sola selezione naturale.

Perché la discarica convince poco

Contro la versione della discarica si possono portare quattro argomenti. Gruppi piccoli. Nel Paleolitico i gruppi umani contavano poche decine di persone, e producevano pochi scarti: troppo pochi per sfamare una popolazione di lupi per generazioni. Non si conoscono neppure discariche paleolitiche né ossa con segni di morsi di lupo.

Animali di branco. Il lupo vive in branco e difende il territorio, e i contatti con branchi estranei sono in genere ostili. Un accampamento di uomini armati era per lui un luogo pericoloso più che una fonte di cibo. Animali selvatici. Il lupo non è un cane: tende a evitare le persone e non è mansueto per natura. Perché la selezione funzionasse, dei lupi avrebbero dovuto vivere accanto agli accampamenti per secoli.

Umani che non reagiscono. Il modello presuppone infine che cacciatori con le lance vedessero branchi di lupi frugare tra i loro rifiuti e non facessero nulla, o ne fossero contenti. Brumm e colleghi osservano che difficilmente avrebbero tollerato lupi abituati all’uomo e potenzialmente pericolosi. A questi argomenti si aggiunge la dieta: l’adattamento dei cani ai cibi ricchi di amido è di circa 7.000 anni fa, quindi non può spiegare le origini più antiche.

Gli argomenti vanno però usati con precisione. Il lupo evita l’uomo soprattutto dove è perseguitato, e gli stessi autori citano lupi artici, mai cacciati in modo sistematico, che si avvicinavano alle persone. Anche volpi e sciacalli frugano tra i rifiuti più dei lupi, eppure non sono stati addomesticati. Il punto che regge è un altro: un lupo selvatico attirato dagli avanzi non basta a spiegare secoli di convivenza e una selezione per la mansuetudine.

E l’autodomesticazione?

L’autodomesticazione non è stata smentita. Uno studio pubblicato nel 2025 su Proceedings of the Royal Society B usa un modello matematico per mostrare che la selezione naturale potrebbe aver prodotto i cani in circa 15.000 anni, a due condizioni: i lupi restano vicino all’uomo per gli avanzi e scelgono partner con un temperamento simile. Il limite è il tempo: senza l’intervento umano, la selezione naturale potrebbe essere troppo lenta.

Seconda ipotesi: il cucciolo allevato dall’uomo

Secondo l’ipotesi del cucciolo il primo passo lo fece l’uomo. I cacciatori-raccoglitori prelevavano cuccioli di lupo dalle tane, li allevavano nell’accampamento e tenevano i più docili. A favore di questa lettura si sono espressi, tra gli altri, David Mech e Luc Janssens in uno studio del 2021.

Nel 2023 Adam Brumm, Mietje Germonpré e Loukas Koungoulos hanno dato a questa idea un modello etnografico: i rapporti tra gli aborigeni australiani e i dingo. I cuccioli venivano presi a 2-3 settimane, nel periodo in cui imparano a considerare l’uomo un compagno. I dingo di campo, però, da adulti spesso tornano in natura per riprodursi, quindi servivano nuove razzie di cuccioli. Il dingo è inoltre una forma intermedia tra lupo e cane, e il paragone ha dei limiti.

Gli autori propongono anche un contesto: i grandi raduni stagionali presso i siti di caccia al mammut nell’Europa centrale, dove molti gruppi si incontravano proprio durante il periodo delle nascite dei lupi. Precisano di non sostenere che il cane sia nato lì. Le prove citate, come le diverse diete dei canidi di Předmostí, non dimostrano l’addomesticamento da sole.

Illustrazione: un bambino del Paleolitico tiene in braccio un cucciolo di lupo accanto al fuoco, sotto lo sguardo di una donna.
Ricostruzione artistica: secondo l’ipotesi del cucciolo, i primi cani nacquero da piccoli di lupo allevati negli accampamenti.

Perché proprio un cucciolo

Il cucciolo è il candidato naturale perché la tenerezza è una risposta antica. Konrad Lorenz la chiamò schema infantile: testa grande, fronte alta, occhi grandi e muso corto spingono chi li vede a prendersi cura di chi li ha. In noi scatta con i bambini e con i piccoli di altre specie. Si conoscono anche animali adulti, perfino predatori, che accudiscono piccoli di un’altra specie, di solito finché restano piccoli: poi possono scacciarli o ucciderli.

Tenere in casa il piccolo di un animale selvatico è un’abitudine diffusa tra i popoli di cacciatori-raccoglitori. John Bradshaw, nel libro The Animals Among Us (2017), ricorda che molti accoglievano in famiglia cuccioli orfani riportati dalla caccia: orsi, cuccioli di lupo presso gli Inuit, e in Amazzonia coati, tapiri e scimmie. In genere l’episodio finiva lì, quando l’animale diventava adulto. Il lupo, però, è un animale sociale e può inserire le persone nel proprio gruppo, cosa meno probabile per un predatore solitario.

Come potrebbe essere andata

Lo scenario, semplificato, è questo. Un cucciolo di lupo viene portato al campo, magari come compagno di giochi per i bambini. Crescendo, quello più docile viene tenuto e gli altri vengono allontanati. La storia si ripete in luoghi diversi e per migliaia di volte, finché una linea di lupi docili si stabilizza. Servono millenni, ma a un certo punto funziona.

Anche l’aspetto del cane porta il segno di questa selezione. Uno studio del 2019 (Kaminski e colleghi, PNAS) ha trovato nei cani un muscolo che solleva l’angolo interno del sopracciglio, che nei lupi non è funzionante. Rende gli occhi più grandi e più infantili, e secondo gli autori può aver favorito i cani che spingevano le persone a occuparsene. La conservazione di tratti giovanili è del resto una conseguenza tipica dell’addomesticamento, come mostra l’esperimento sulle volpi.

Il cane fu il primo animale domestico, scelto prima dell’agricoltura e prima dell’idea di animale da sfruttare. Il legame di Bonn-Oberkassel fa pensare a un compagno più che a uno strumento. Solo in seguito il cane divenne anche aiuto per la caccia, la guardia e la pastorizia.

Che cosa insegna l’esperimento sulle volpi

Nel 1959 Dmitrij Beljaev avviò a Novosibirsk un esperimento con le volpi argentate, a cui si unì presto Ljudmila Trut. A ogni generazione si provavano centinaia di volpi e il 10% più docile si riproduceva. La mansuetudine era l’unico criterio di selezione.

Dopo sei generazioni le volpi leccavano le mani agli sperimentatori e scodinzolavano al loro arrivo. In meno di dieci anni alcune ebbero orecchie piegate e code arricciate. Alla quindicesima generazione gli ormoni dello stress erano la metà di quelli delle volpi selvatiche e le volpi sapevano seguire lo sguardo umano come i cani. Comparvero anche mantelli screziati e musi più corti.

L’esperimento non dice come andò con il lupo, ma mostra che la selezione sulla mansuetudine basta a produrre molti tratti tipici degli animali domestici. Vale sia per chi pensa a lupi che si selezionano da soli sia per chi pensa a cuccioli scelti dall’uomo.

Due volpi argentate a confronto: una selvatica e diffidente, l’altra docile con orecchie piegate e pelo screziato.
Selezionando solo la mansuetudine, in pochi decenni le volpi dell’esperimento di Novosibirsk svilupparono tratti simili a quelli dei cani.

Due ipotesi, un solo meccanismo

Le due spiegazioni hanno molto in comune, perché in entrambe a essere selezionata è la mansuetudine. Cambia chi dà il primo impulso: i lupi che si avvicinano nel primo caso, gli esseri umani che prendono i cuccioli nel secondo. Non si escludono per forza, e potrebbero essersi sommate in luoghi o momenti diversi.

Oggi la versione della discarica è la più indebolita. Tra autodomesticazione e cucciolo, invece, le prove non permettono ancora di scegliere. Servono altri resti antichi, datati con certezza, e genomi di cani e lupi dell’Asia.

Dal lupo al cane

Due ipotesi su chi fece il primo passo, e le prove in ordine di tempo

Ipotesi del cibo
il primo passo lo fanno i lupi
I lupi meno diffidenti si avvicinano agli accampamenti per gli avanzi e si selezionano da soli.
Punto debole: gruppi umani piccoli, pochi avanzi, lupi pericolosi per uomini armati.

Ipotesi del cucciolo
il primo passo lo facciamo noi
Gli esseri umani prendono cuccioli di lupo dalle tane, li allevano e tengono i più docili.
Punto debole: da adulti molti animali tornano selvatici, come i dingo di campo.

In entrambe a essere selezionata è la mansuetudine.
Dati genetici
Il legame con l’uomo
Resti discussi
Contesto

Le prove, in ordine di tempo

36.000

Grotta di Goyetdiscusso
circa 36.000–31.700 anni fa · Belgio
Un cranio con tratti da cane. Per alcuni studiosi è un cane primitivo, per altri no.
33.000

Grotta di Razboinichyadiscusso
circa 33.000 anni fa · Siberia
Un altro possibile cane molto antico, la cui lettura resta aperta.
15.000

Il lupo diventa cane
almeno 15.000 anni fa · era glaciale
Secondo i genomi antichi, il cane discende dal lupo grigio, con un’origine probabilmente in Asia e forse una seconda componente più occidentale.
14.000

Bonn-Oberkassel
circa 14.000 anni fa · Germania
Un uomo, una donna e due cani sepolti insieme. Il cane più giovane sopravvisse a lungo a una grave malattia: qualcuno se ne prese cura.
11.000

Cinque linee di cani
11.000 anni fa
Esistevano già almeno cinque linee genetiche distinte: il cane aveva una lunga storia alle spalle.
11.000

Nasce l’agricoltura
circa 11.000–10.000 anni fa · Vicino Oriente
Il cane era già accanto all’uomo da migliaia di anni: è il primo animale domestico.
poi

Compagno e aiutante
dopo l’addomesticamento
Prima compagno, poi anche aiuto per la caccia, la guardia e la pastorizia.
Date approssimate; la scala non è proporzionale. Valori in anni fa.


Domande e risposte

Quando è nato il cane?

Le stime più accreditate indicano almeno 15.000 anni fa, durante l’ultima era glaciale. Alcuni resti più antichi sono discussi.

Il cane discende dal lupo di oggi?

No. Discende dal lupo grigio, ma da popolazioni antiche che oggi non esistono più. Anche il lupo moderno ha ricevuto geni dai cani.

Quale ipotesi è quella giusta?

Non lo sappiamo ancora. La versione con la discarica è la più criticata, mentre autodomesticazione e adozione dei cuccioli restano entrambe plausibili.

Le volpi dell’esperimento sono diventate cani?

No. Sono diventate volpi mansuete con alcuni tratti da cane, come le orecchie piegate e lo sguardo rivolto alle persone.

Fonti

  1. Bergström A, et al. (2022), Grey wolf genomic history reveals a dual ancestry of dogs, Nature. DOI 10.1038/s41586-022-04824-9. Sintesi: https://www.sciencedaily.com/releases/2022/06/220629121135.htm
  2. Bergström A, Frantz L, et al. (2020), Origins and genetic legacy of prehistoric dogs, Science, 370(6516): 557-563. https://livrepository.liverpool.ac.uk/3105669/
  3. Janssens L, et al. (2018), studio sul cane di Bonn-Oberkassel, Journal of Archaeological Science. Sintesi: https://www.universiteitleiden.nl/en/news/2018/02/emotional-bond-between-humans-and-dogs-goes-back-14000-years
  4. Brumm A, Germonpré M, Koungoulos L (2023), The human-initiated model of wolf domestication: An expansion based on human-dingo relations in Aboriginal Australia, Frontiers in Psychology, 14. https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2023.1082338
  5. Mech LD, Janssens L (2021), sulle ipotesi di addomesticamento (adozione dei cuccioli). Sintesi: https://wolf.org/?p=52638
  6. Dugatkin LA (2018), The silver fox domestication experiment, Evolution: Education and Outreach, 11: 16. https://link.springer.com/10.1186/s12052-018-0090-x
  7. Capaldi A, e colleghi (2025), modello di autodomesticazione, Proceedings of the Royal Society B. Sintesi: https://www.livescience.com/animals/dogs/dogs-may-have-domesticated-themselves-because-they-really-liked-snacks-model-suggests
  8. Bradshaw J (2017), The Animals Among Us: How Pets Make Us Human, Basic Books (estratto): https://longreads.com/2018/03/22/the-way-we-treat-our-pets-is-more-paleolithic-than-medieval/
  9. Kaminski J, Waller BM, Diogo R, Hartstone-Rose A, Burrows AM (2019), Evolution of facial muscle anatomy in dogs, PNAS. Sintesi: https://www.sci.news/biology/puppy-dog-eyes-domestication-07297.html
  10. Pörtl D, Jung C, et al. (2018), Scavenging hypothesis: Lack of evidence for dog domestication on the waste dump. Intervista: https://www.psychologytoday.com/us/blog/animal-emotions/201811/dumping-the-dog-domestication-dump-theory-once-and-all

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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione. Ho scritto il libro Reading Dog Faces sulla comunicazione del cane, insegno educazione del cane da oltre 10 anni.

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