Siamo primati. Nel linguaggio comune la parola fa pensare a scimmie e lemuri, quasi mai a noi stessi, eppure l’uomo appartiene allo stesso ordine di scimpanzé, gorilla, macachi e lemuri. In questo articolo vediamo che cosa sono i primati, come si dividono, da dove vengono e che posto occupiamo noi nel loro albero.

Che cosa è un primate
I primati sono un ordine di mammiferi con circa 500 specie viventi. Il numero dipende dalla classificazione adottata: uno studio del 2017 ne contava 504, divise in 79 generi, mentre un’analisi evolutiva del 2012 ne stimava almeno 450. Vivono in America centrale e meridionale, in Africa, in Madagascar e in Asia.
Un primate non si riconosce da un solo carattere. Il gruppo è definito dall’ascendenza: ne fanno parte tutti i discendenti di un antenato comune vissuto, secondo le stime genetiche più citate, tra circa 71 e 63 milioni di anni fa. I caratteri tipici, che vediamo nel prossimo paragrafo, compaiono in forme diverse nella maggior parte delle specie.
L’uomo è un primate per discendenza e non per somiglianza. I dati genetici ci mettono vicino a lemuri, scimmie e antropomorfe più che ad altri mammiferi, e già nel Settecento Linneo ci aveva collocati nello stesso ordine di scimmie e antropomorfe, molto prima che si parlasse di evoluzione.
I caratteri tipici dei primati
Mani e piedi che afferrano. La maggior parte dei primati ha dita capaci di afferrare, con polpastrelli sensibili e unghie piatte al posto degli artigli. Il pollice, l’alluce o entrambi si oppongono in qualche misura alle altre dita, e questo permette di maneggiare frutti, rametti e piccoli oggetti. Le dita restano di solito cinque per mano e per piede.
Occhi rivolti in avanti. Gli occhi sono ravvicinati e frontali, con campi visivi che si sovrappongono e danno la visione stereoscopica, cioè la percezione della profondità. Intorno all’orbita c’è una protezione ossea e il muso è in genere più corto che in altri mammiferi. La vista conta più dell’olfatto.
Cervello grande e infanzia lunga. A parità di massa corporea i primati hanno in genere un cervello più grande di quello di altri mammiferi. Nascono di solito uno alla volta, dopo gravidanze lunghe, e il piccolo dipende a lungo dalla madre. Anche questi tratti li ritroviamo nell’uomo.
Eccezioni e differenze
Nessuno di questi caratteri è esclusivo dei primati, e non tutti sono presenti in ogni specie. I lemuri e i lori, per esempio, hanno su un dito del piede un “artiglio da toeletta” e un pettine dentale, strumenti per pulire il pelo, e molte specie notturne si affidano ancora molto all’olfatto. Altri mammiferi hanno occhi frontali o zampe che afferrano. Ciò che distingue i primati è l’insieme dei caratteri insieme alla discendenza comune.
Anche noi siamo un caso particolare. Abbiamo perso l’opponibilità dell’alluce, camminiamo su due piedi e abbiamo un cervello più grande di quello di qualunque altro primate vivente. Della postura eretta e della crescita del cervello abbiamo parlato in due articoli precedenti.
L’albero dei primati
Due rami principali. Gli strepsirrini comprendono lemuri, lori e galagoni. Gli aplorrini comprendono i tarsi e le scimmie in senso lato, uomo incluso. Secondo le stime del 2012 i due rami si separarono tra circa 71 e 63 milioni di anni fa.
Le scimmie. Tra gli aplorrini, le scimmie in senso stretto, o antropoidi, si dividono in platirrini e catarrini. I platirrini sono le scimmie del Nuovo Mondo, in America centrale e meridionale. I catarrini comprendono le scimmie del Vecchio Mondo, in Africa e in Asia, e le antropomorfe. Le stime collocano l’antenato comune degli antropoidi viventi a circa 41 milioni di anni fa, con un intervallo che va da 34 a 49.
Le antropomorfe. Gli ominoidei comprendono i gibboni e gli ominidi, cioè orango, gorilla, scimpanzé, bonobo e uomo. Per l’antenato comune degli ominoidei viventi la stessa analisi dà circa 17 milioni di anni fa, ma con un intervallo ampio, da 12 a 24.
Come si forma l’albero dei primati
Dalle origini dell’ordine alla linea che porta a noi
Le diramazioni, in ordine di tempo
I primi primati
Prima dei primati veri. I parenti stretti più antichi sono i plesiadapiformi, che oggi molti studiosi considerano primati basali, cioè collocati sulla linea che porta ai primati ma fuori dal gruppo dei viventi. Il più antico noto, Purgatorius, compare subito dopo l’estinzione dei dinosauri non aviani, circa 66 milioni di anni fa. Gli autori dello studio più recente ne deducono che il gruppo sia nato già nel Cretaceo superiore.
I primi primati veri. Il più antico scheletro quasi completo è quello di Archicebus achilles, trovato nella provincia cinese dell’Hubei e descritto nel 2013. Ha circa 55 milioni di anni e pesava tra 20 e 30 grammi, meno dei più piccoli primati attuali. Ha piedi da scimmia, arti e denti primitivi, un cranio con occhi sorprendentemente piccoli, e sta vicino al punto in cui si separarono i tarsi dalla linea di scimmie, antropomorfe e uomo.
Fossili e genetica non coincidono del tutto: le stime molecolari per l’antenato comune dei primati viventi sono più antiche di Archicebus di 8-16 milioni di anni. Può dipendere dall’incompletezza dei fossili o dai metodi di datazione genetica.

Le scimmie e il viaggio verso l’America
Le scimmie del Nuovo Mondo pongono un problema curioso. Discendono da antenati che vivevano in Africa e raggiunsero il Sudamerica quando l’Atlantico meridionale era già un oceano largo.
Nel 2020 un gruppo guidato da Erik Seiffert ha descritto Ucayalipithecus, un antropoide fossile dell’Amazzonia peruviana, appartenente a un gruppo noto altrove solo in Africa e in Arabia. Secondo gli autori arrivò tra 35 e 32 milioni di anni fa, probabilmente su zattere di vegetazione, attraversando un tratto di oceano di circa 1.500-2.000 chilometri. È una prova indiretta, perché non è un antenato delle scimmie americane attuali, ma mostra che la traversata era possibile.
I platirrini di oggi risalgono a un antenato comune più recente, di circa 23 milioni di anni fa, con un intervallo da 19 a 27.
Dove siamo noi
Dentro gli ominoidei apparteniamo agli ominidi, con orango, gorilla, scimpanzé e bonobo. Gli scimpanzé e i bonobo sono i nostri parenti viventi più stretti. Quando la linea umana si separò dalla loro, e dove, è l’argomento di questo articolo.
Alla stessa epoca dell’antenato degli ominoidei appartiene Proconsul, vissuto in Africa orientale tra circa 21 e 17 milioni di anni fa. Non è un nostro antenato: serve come sfondo per capire com’era un primate africano prima che le linee di scimpanzé, gorilla e uomo si separassero.

I primati oggi: una famiglia in pericolo
Uno studio internazionale del 2017, firmato da Alejandro Estrada e da molti colleghi, ha contato 504 specie in 79 generi e ha stimato che circa il 60% sia minacciato di estinzione e circa il 75% abbia popolazioni in calo. Le cause principali sono la perdita di habitat per agricoltura intensiva, allevamento, taglio del bosco, miniere, dighe e strade. Seguono la caccia per la carne e il commercio illegale di animali e di parti del corpo. Crescono i problemi legati al clima e alle malattie trasmesse dall’uomo.
Siamo l’unico primate in grado di decidere se fermare queste cause.
Domande e risposte
L’uomo è un primate?
Sì. L’uomo appartiene all’ordine dei primati e alla famiglia degli ominidi, con scimpanzé, bonobo, gorilla e orango. Già Linneo, nel Settecento, lo collocò nello stesso ordine di scimmie e antropomorfe.
Quante specie di primati esistono?
Circa 500: 504 secondo uno studio del 2017, almeno 450 secondo un’analisi del 2012. Il numero cambia perché non tutti gli studiosi riconoscono le stesse specie.
Il lemure è una scimmia?
No. I lemuri sono strepsirrini, un ramo dei primati che si separò dalla linea delle scimmie e dalla nostra tra circa 71 e 63 milioni di anni fa.
Qual è il primate più antico?
Dipende da che cosa si chiama primate. Purgatorius, di circa 66 milioni di anni fa, è un primate basale. Archicebus, di circa 55 milioni di anni fa, è il più antico scheletro quasi completo di primate vero.
Fonti
- Springer MS, Meredith RW, Gatesy J, et al. (2012), Macroevolutionary dynamics and historical biogeography of primate diversification inferred from a species supermatrix, PLoS ONE, 7(11): e49521. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3500307
- Wilson Mantilla GP, Chester SGB, Clemens WA, et al. (2021), Earliest Palaeocene purgatoriids and the initial radiation of stem primates, Royal Society Open Science. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8074693
- Ni X, Gebo DL, Dagosto M, et al. (2013), The oldest known primate skeleton and early haplorhine evolution, Nature, 498: 60-64. Sintesi: https://www.sciencedaily.com/releases/2013/06/130605133550.htm
- Seiffert ER, Tejedor MF, Fleagle JG, et al. (2020), A parapithecid stem anthropoid of African origin in the Paleogene of South America, Science. Dati: https://datadryad.org/dataset/doi:10.5061/dryad.0vt4b8gtt
- Estrada A, Garber PA, Rylands AB, et al. (2017), Impending extinction crisis of the world’s primates: Why primates matter, Science Advances, 3(1): e1600946. https://dro.dur.ac.uk/20912
- Smithsonian Magazine, Why are humans primates? https://www.smithsonianmag.com/science-nature/why-are-humans-primates-97419056/
- Evolution and Human Behavior (testo aperto, Boise State University), capitolo 4.2, The Primate Order. https://boisestate.pressbooks.pub/evolutionhumanbehavior/chapter/4-2-the-primate-order/
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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.
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