Camminare su due gambe è il tratto che più di ogni altro separa la linea umana da quella delle scimmie antropomorfe. E, a differenza di quanto si immagina spesso, è comparso molto prima del cervello grande e degli utensili: gli australopitechi avevano un cervello poco più grande di quello di uno scimpanzé, eppure già camminavano eretti. Ma quando comincia questa storia? E perché ci siamo alzati in piedi? Le risposte sono più sfumate di quanto si legga di solito.

Quando: i candidati più antichi
Non c’è un momento preciso in cui l’evoluzione “inventò” la postura eretta. Ci sono invece diversi candidati, di età e affidabilità molto diverse.
Sahelanthropus tchadensis (circa 7 milioni di anni fa). Scoperto nel 2001 in Ciad e descritto nel 2002 da Michel Brunet e colleghi, è il candidato più antico, ma anche il più discusso. L’argomento originale riguardava la posizione del forame magnum, il foro alla base del cranio dove entra il midollo spinale. Il femore, studiato solo nel 2020, fu giudicato non compatibile con un bipedismo abituale; un’analisi del 2022 vi vide invece caratteri compatibili; studi del 2023, 2024 e 2026 hanno di nuovo messo in dubbio la conclusione. Anche la sua appartenenza alla linea umana resta incerta.
Orrorin tugenensis (circa 6,1 milioni di anni fa). Trovato nelle Tugen Hills, in Kenya, a partire dal 2000 e descritto da Brigitte Senut e Martin Pickford nel 2001. Il femore ha la testa rotonda rivolta in avanti e un collo allungato, caratteri associati al bipedismo; secondo un’analisi del 2013 è intermedio tra quello degli scimpanzé e quello di Australopithecus afarensis. Il resto dello scheletro, però, suggerisce che sapesse ancora arrampicarsi sugli alberi.
Ardipithecus ramidus (circa 4,4 milioni di anni fa). Lo scheletro parziale “Ardi”, trovato ad Aramis, in Etiopia, e presentato nel 2009, è una femmina di circa 50 kg. Aveva il bacino e gli arti adatti a camminare eretta a terra, ma conservava un alluce opponibile per aggrapparsi ai rami. Non poteva camminare o correre a lungo, e un’analisi del 2011 sostiene che fosse soprattutto un quadrupede terrestre. Viveva in un mosaico di boschi e praterie con laghi e paludi vicini.
Australopithecus (da circa 4,2 milioni di anni fa). È con gli australopitechi che le specializzazioni per il bipedismo diventano chiare, tra 4,2 e 3,9 milioni di anni fa. Lucy (A. afarensis) camminava eretta, ma aveva dita curve adatte ad afferrare i rami. Camminare e arrampicarsi non si escludevano: per milioni di anni le due cose convissero.

Le impronte di Laetoli
La prova più diretta di come camminavano i nostri antenati non è un osso, ma una pista di impronte. Si trova a Laetoli, in Tanzania, a circa 45 km a sud della gola di Olduvai. Fu scoperta dal gruppo di Mary Leakey nel 1976 e scavata per intero entro il 1978.
Le impronte furono lasciate circa 3,7 milioni di anni fa in uno strato di cenere vulcanica. Una pioggia leggera cementò la cenere in tufo senza cancellare le impronte, e nuove ceneri le ricoprirono e le conservarono. La pista principale (sito G) è lunga circa 24-27 metri e comprende circa 70 impronte lasciate da tre individui, uno dei quali camminava nelle orme di un altro.
Che cosa mostrano? Non ci sono segni di nocche, quindi non camminavano appoggiandosi alle mani. Il piede ha un arco simile al nostro e un alluce non divergente come quello delle scimmie, e il passo comincia con il tallone, come il nostro. Simulazioni al computer indicano velocità di almeno 1 metro al secondo, simili a quelle di una camminata umana.
Le impronte sono attribuite in genere ad Australopithecus afarensis, l’unica specie di cui si conoscano fossili a Laetoli, ma l’attribuzione è prudente e discussa. Nel 2015 fu scoperta una nuova pista a circa 150 metri di distanza e nel 2016 Fidelis Masao e colleghi, su eLife, la collegarono a un individuo di circa 165 cm (con un margine di errore di circa 10 cm), considerevolmente più grande dei tre del sito G. Gli autori ne dedussero una forte variabilità di taglia tra individui, un tema ancora dibattuto, perché i fossili sono pochi.

Perché: le ipotesi principali
Su una cosa gli studiosi concordano: nessuna spiegazione, da sola, convince tutti. Ecco le principali, con i loro punti deboli.
La savana. Lasciati gli alberi, i nostri antenati si sarebbero adattati alle praterie aperte, dove stare in piedi aiutava a guardare lontano. Ha avuto grande successo, ma l’ipotesi è stata favorita anche perché i fossili delle aree boscose erano stati trascurati. Ardi e il sito di Lucy mostrano ambienti con alberi, acqua e boschi.
Il caldo. Nel 1984 Peter Wheeler propose che stare eretti riducesse l’esposizione al sole e portasse il corpo verso arie più fresche. Anche questo modello va corretto, perché i fossili suggeriscono che i primi bipedi vivessero ancora tra gli alberi.
Trasportare. Gordon Hewes (1961) pensò al trasporto di cibo, Nancy Tanner (1981) a quello dei piccoli, Owen Lovejoy (1981) al maschio che porta cibo alla femmina e ai piccoli. L’ultima idea è la più discussa.
Mangiare e muoversi sugli alberi. Kevin Hunt (1996) sostenne che stare eretti nacque come postura per raccogliere frutti, non per camminare. Nel 2007 Susannah Thorpe e colleghi osservarono che gli oranghi camminano in posizione eretta sui rami sottili, e suggerirono che il bipedismo possa essere cominciato lì.
Altre ipotesi, come quella della “scimmia acquatica”, non sono accettate dalla comunità scientifica. Oggi molti studiosi preferiscono combinare più fattori. Già nel 1963 John Napier riteneva improbabile che una sola causa fosse responsabile, e nel 2015 Kwang Hyun Ko ha proposto di unire savana, alimentazione eretta e trasporto del cibo.
Quando ci siamo alzati in piedi
Dai primi candidati bipedi alle impronte di Laetoli
Camminare su due gambe fu quindi un processo lungo e a più tappe, avvenuto prima della crescita del cervello di cui abbiamo parlato nell'articolo "Da 450 a 1.350 cc: la crescita del cervello umano".
Domande e risposte
Lucy camminava come noi?
Camminava eretta, ma non esattamente come noi. Le dita curve indicano che sapeva ancora arrampicarsi, mentre il piede di Laetoli, di epoca simile, ha un arco e un passo molto vicini ai nostri.
Chi ha lasciato le impronte di Laetoli?
In genere si attribuiscono ad Australopithecus afarensis, l'unica specie di cui si conoscano fossili a Laetoli. L'attribuzione è però prudente, perché non abbiamo trovato resti dei "costruttori" accanto alle orme.
Perché le impronte si sono conservate per circa 3,7 milioni di anni?
La cenere vulcanica umida ricevette le impronte, una pioggia leggera la cementò in tufo senza cancellarle, e nuove ceneri la ricoprirono. Dopo la scoperta il sito è stato protetto e riseppellito.
Qual è il più antico antenato bipede?
Il candidato più antico è Sahelanthropus, di circa 7 milioni di anni fa, ma il suo bipedismo è molto discusso. Con Orrorin (circa 6,1) e Ardipithecus (circa 4,4) le prove aumentano, ma restano parziali. Con gli australopitechi di oltre 4 milioni di anni fa il bipedismo è più evidente.
Fonti
- Masao F.T. e coll. (2016), "New footprints from Laetoli (Tanzania) provide evidence for marked body size variation in early hominins", eLife, 5: e19568. https://elifesciences.org/articles/19568
- White T.D. e coll. (2009), "Ardipithecus ramidus and the Paleobiology of Early Hominids", Science, 326: 75–86.
- Daver G. e coll. (2022), "Postcranial evidence of late Miocene hominin bipedalism in Chad", Nature, 609: 94–100.
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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.
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