Lucy, la più celebre Australopithecus afarensis, aveva un cervello stimato tra 365 e 417 centimetri cubi. Il nostro, in media, ne misura 1.350: circa il triplo. In mezzo ci sono oltre tre milioni di anni, una serie di specie intermedie e una domanda che la paleoantropologia non ha ancora chiuso: perché la crescita del cervello umano è così forte? Vediamo che cosa dicono i fossili, specie per specie, e quali ipotesi cercano di spiegarlo.

Come si misura il cervello di chi non c’è più
Il cervello non fossilizza. Quello che si misura è la capacità endocranica, cioè il volume della scatola cranica, espresso in centimetri cubi (cc). Ma questo ci permette di misurare esattamente la crescita del cervello umano? È una buona approssimazione, ma ha dei limiti: varia molto da individuo a individuo, dipende dal metodo di misura e da sola non dice come il cervello fosse organizzato. Per questo si guarda anche al rapporto con le dimensioni del corpo: secondo l’Australian Museum, il cervello di A. afarensis rappresentava circa l’1,3% del peso corporeo, il nostro il 2,2%.
Prima di entrare nel dettaglio, ecco il quadro d’insieme. I valori sono approssimati e cambiano un po’ a seconda delle fonti e degli esemplari considerati.
| Specie | Quando visse | Volume cranico | Note |
| Australopithecus afarensis | 3,9–2,9 Ma | circa 365–526 cc (media ~445) | Lucy: 365–417 cc |
| Homo habilis | 2,4–1,65 Ma | 500–800 cc (media ~640) | Alcune stime recenti arrivano a 900 cc |
| Homo erectus | da circa 2 Ma a oltre 100.000 anni fa | 546–1.251 cc (media ~930 a Giava, ~1.029 in Cina) | Dai crani di Dmanisi agli esemplari tardi di Giava |
| Homo sapiens | da circa 300.000 anni fa | media ~1.350 cc | Intervallo moderno: circa 1.000–2.000 cc |
Fonti dei valori: Encyclopaedia Britannica, Australian Museum e le schede enciclopediche su A. afarensis e su Dmanisi skull 5. Ma = milioni di anni fa.
Australopithecus: bipede, ma con un cervello piccolo
Gli individui di Australopithecus afarensis vissero tra 3,9 e 2,9 milioni di anni fa. Le misure disponibili vanno da circa 365 a 526 cc, con una media attorno ai 445 cc, un volume dello stesso ordine di quello di uno scimpanzé. Eppure Lucy e i suoi simili camminavano già su due gambe. È un dato importante: la postura eretta comparve prima della crescita del cervello, non ne fu una conseguenza.
Homo habilis: il primo passo, ancora modesto
Homo habilis (“uomo abile”) visse tra circa 2,4 e 1,65 milioni di anni fa. Il suo cervello, in media di circa 640 cc contro i circa 440 di Australopithecus, è più grande di circa 200 cc. Le stime variano: gli esemplari sono pochi e una revisione del 2015 indica 500–900 cc per i primi Homo in senso lato. Il cranio è più arrotondato e meno schiacciato di quello degli australopitechi, e una mano fossile (OH 7) mostra ossa ancora scimmiesche in alcuni aspetti ma appartenute a un individuo con mani dotate di buona manualità.
C’è però una precisazione da fare: H. habilis non è un gradino che precede ordinatamente il successivo. Coesistette con Homo erectus, quindi la crescita del cervello non fu una scala con un’unica linea di discendenza.
Homo erectus: il grande salto, ma graduale
Secondo l’Australian Museum, circa due milioni di anni fa i cervelli dei nostri antenati iniziarono ad aumentare di volume in modo molto rapido. Homo erectus è la specie in cui questo salto si vede meglio, e la cosa più interessante è quanto varia al suo interno.
Il cranio 5 di Dmanisi, in Georgia, di circa 1,8 milioni di anni fa, misura 546 cc, un valore paragonabile a quello di un grande maschio di Australopithecus. Gli altri crani del sito arrivano a un massimo di 730 cc. Gli esemplari africani si collocano tra circa 850 e 1.067 cc, quelli di Giava hanno in media 930 cc, quelli cinesi circa 1.029 cc, e un esemplare tardo di Giava (Solo) raggiunge 1.251 cc. Tra gli estremi della specie il volume più che raddoppia, e il limite superiore si sovrappone ai valori più bassi di Homo sapiens. La crescita del cervello umano è ora netta.

Un dato recente rende il confronto ancora più netto. Uno studio del 2026 su Annals of Human Biology descrive a Drimolen, in Sudafrica, un cranio adulto di Homo erectus di circa 2 milioni di anni fa (2,04–1,95 Ma). Nello stesso sito viveva Paranthropus robustus, con un cervello di poco superiore a quello di uno scimpanzé: due specie contemporanee, due strategie evolutive molto diverse. Della dispersione di erectus fuori dall’Africa abbiamo parlato nell’articolo “Homo erectus, il primo viaggiatore”.
Homo sapiens: tre volte più grande, e soprattutto riorganizzato
Il cervello di Homo sapiens misura in media 1.350 cc, con una variabilità tra individui sani molto ampia, grosso modo tra 1.000 e 2.000 cc. Ma il volume è solo una parte della storia. Secondo l’Australian Museum, l’espansione fu accompagnata da una riorganizzazione: le aree legate all’apprendimento si svilupparono più di quelle dell’olfatto e della vista. Il confronto con altre specie del genere Homo, tra cui i Neanderthal, mostra che un cervello grande non è una prerogativa della nostra specie.
Perché il cervello è cresciuto? Tre ipotesi
Il tessuto costoso. Nel 1995 Leslie Aiello e Peter Wheeler proposero che il cervello, un organo energeticamente molto costoso, sia potuto crescere senza aumentare il metabolismo complessivo perché l’intestino si accorciò, compensando il costo. L’idea ha avuto grande successo, ma uno studio più ampio non ha trovato una correlazione negativa tra dimensioni del cervello e dell’intestino, e ha invece suggerito scambi con i depositi di grasso. Oggi viene considerata un’ipotesi discussa.
La cottura. Secondo Richard Wrangham, cuocere il cibo lo rese più digeribile e liberò energia per il cervello. In Homo erectus si osservano un cervello circa il 50% più grande del predecessore e la più forte riduzione dei denti di tutta l’evoluzione umana, due dati che si accordano con l’idea. Il problema è che le prove di un uso controllato del fuoco all’epoca di erectus sono scarse e molti ricercatori restano scettici.
Il sottoprodotto. Nel 2025 Mauricio González-Forero e Aida Gómez-Robles, in un articolo su Philosophical Transactions of the Royal Society B, hanno proposto di confrontare ipotesi diverse con simulazioni matematiche. In un loro modello il cervello cresce come “spandrel”, cioè come effetto collaterale della selezione su caratteristiche legate alla fertilità. È il risultato di un modello, non una dimostrazione.

Nessuna delle tre ipotesi è oggi dimostrata, e in linea di principio non si escludono a vicenda. Il dato solido resta quello dei fossili: un cervello triplicato in circa tre milioni di anni, con un’accelerazione che comincia con Homo erectus.

Domande e risposte
Un cervello più grande significa più intelligenza?
Non in modo diretto. Conta anche il rapporto con le dimensioni del corpo e, soprattutto, come il cervello è organizzato. Il volume di Homo erectus arrivava a sovrapporsi ai valori più bassi di Homo sapiens, e tra gli esseri umani moderni sani il volume varia moltissimo senza che questo dica nulla sulle capacità di una persona.
Il cervello è cresciuto in modo continuo?
No. Il primo aumento, con Homo habilis, è di circa 200 cc rispetto agli australopitechi, mentre la crescita più marcata avviene con Homo erectus e su tempi lunghissimi. All’interno della specie, inoltre, popolazioni diverse hanno volumi molto diversi, da 546 cc a Dmanisi a più di 1.000 cc in Cina.
Perché non tutte le specie hanno un cervello grande?
Perché è un organo costoso da mantenere e da far crescere. Secondo l’ipotesi del tessuto costoso serve una compensazione altrove nel corpo, ma i dati più recenti non la confermano in modo chiaro. Per questo la domanda resta aperta.
Quanto era grande il cervello di Lucy rispetto al nostro?
Per Lucy si stimano 365–417 cc, che sono circa un terzo del volume medio di una persona di oggi, in linea con il fatto che il nostro cervello è circa il triplo di quello degli antenati più antichi.
Fonti
- Condemi S., Savatier F. (2018), Mio caro Neanderthal. Trecentomila anni di storia dei nostri fratelli, Bollati Boringhieri, Torino (trad. di S. Bourlot). Riferimento generale per approfondire.
- González-Forero M., Gómez-Robles A. (2025), “Why did the human brain size evolve? A way forward”, Philosophical Transactions of the Royal Society B, 380(1929): 20240114. https://royalsocietypublishing.org/rstb/article/380/1929/20240114/235031/Why-did-the-human-brain-size-evolve-A-way
- Aiello L.C., Wheeler P. (1995), “The Expensive-Tissue Hypothesis: The Brain and the Digestive System in Human and Primate Evolution”, Current Anthropology, 36(2): 199–221.
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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.
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