Homo erectus, il primo viaggiatore: la lunga strada fuori dall’Africa

Homo erectus, il primo viaggiatore: la lunga strada fuori dall’Africa

Prima dei Neanderthal, prima dei Denisovani, molto prima di Homo sapiens, qualcuno fece le valigie. Non sappiamo perché, non sappiamo con certezza chi fosse, ma sappiamo che quasi due milioni di anni fa un ominine lasciò l’Africa e iniziò a popolare un intero continente. Per gran parte del Novecento la risposta era semplice: si chiamava Homo erectus. Oggi, grazie a scoperte molto recenti, la storia è più ricca e più discussa. Vediamo cosa sappiamo davvero.

Infografica con mappa di Africa ed Eurasia e cronologia dei principali ritrovamenti legati alla prima uscita dall'Africa: strumenti di Shangchen (2,12 milioni di anni fa), Dmanisi (1,85-1,77), mandibola di Orozmani (1,8), crani di Yunxian (1,77) e fossile DAN5 in Etiopia (1,5).

Chi era Homo erectus

Il nome significa “uomo eretto”, ma la postura eretta non era una sua esclusiva. La sua fama viene da altro: fu la specie umana più longeva. Secondo la visione tradizionale comparve in Africa circa due milioni di anni fa e sopravvisse in Asia per un tempo lunghissimo, incomparabilmente più di quello che Homo sapiens ha vissuto finora (circa 300.000 anni).

I primi fossili furono trovati fuori dall’Africa: nel 1890 il medico militare olandese Eugène Dubois cominciò a cercare ossa antiche sull’isola di Giava e ne portò alla luce i resti che diventeranno celebri come “Uomo di Giava”. Quando in seguito emersero fossili africani, si capì che il racconto andava letto al contrario: la storia di questa specie parte dall’Africa e arriva in Asia.

Dmanisi, la porta d’Europa

Il luogo chiave è Dmanisi, in Georgia, a meno di cento chilometri da Tbilisi. I fossili e gli strumenti in pietra recuperati qui hanno un’età compresa tra 1,85 e 1,77 milioni di anni: sono i resti umani ben datati più antichi fuori dall’Africa. Il sito ha restituito cinque crani ben conservati e oltre un centinaio di ossa del resto dello scheletro, un materiale raro per un periodo così antico.

Gli individui di Dmanisi non somigliano all’immagine classica dell’uomo preistorico. Erano di statura contenuta e avevano un cervello sensibilmente più piccolo del nostro. Gli strumenti che usavano appartengono all’Oldowan, la più semplice tradizione litica conosciuta: ciottoli scheggiati per ottenere un margine tagliente. Uno dei crani, appartenuto a un individuo anziano quasi privo di denti, ha fatto discutere: secondo alcuni studiosi è tra le più antiche tracce di cura all’interno del gruppo, perché sopravvivere senza denti suggerisce che qualcuno lo aiutasse, anche se l’interpretazione resta dibattuta.

Il sito non ha ancora finito di sorprendere. Nel 2025 è stata annunciata la scoperta, a Orozmani, a soli 19 chilometri da Dmanisi, di una mandibola di circa 1,8 milioni di anni fa che potrebbe appartenere a Homo erectus e testimoniare un altro gruppo tra i primi a vivere fuori dall’Africa.

Sempre più a Est: la sorpresa di Yunxian

Se Dmanisi è la porta d’Europa e d’Asia occidentale, che cosa era successo più a est? Per anni gli scienziati hanno pensato che Homo erectus fosse arrivato in Asia orientale molto più tardi. Nel febbraio 2026 uno studio pubblicato su Science Advances ha cambiato il quadro: i crani di Yunxian, in Cina (provincia di Hubei), sono stati ricalcolati con la datazione cosmogenica da isotopi di alluminio e berillio nel quarzo dei sedimenti. Risultato: circa 1,77 milioni di anni, oltre 600.000 anni più antichi rispetto alle stime precedenti, che li collocavano tra 800.000 e 1,1 milioni di anni fa.

La conseguenza è importante. Se in Georgia e in Cina abbiamo fossili quasi coevi, la specie deve essersi diffusa attraverso l’Asia in modo relativamente rapido, come sostiene l’antropologo Christopher Bae, che ha guidato la ricerca. C’è però un problema ancora aperto: in Cina esistono strumenti di pietra più antichi dei fossili, datati a 2,1 e 2,43 milioni di anni, e questo lascia un vuoto di circa 600.000 anni tra i primi utensili e i primi resti umani.

Ma davvero partì per primo?

Qui il racconto diventa interessante, perché ognuno di questi indizi complica la versione semplice. Tre punti su cui la ricerca è aperta:

Gli strumenti di Shangchen. Nel 2018 sono stati resi noti in Cina strumenti in pietra di circa 2,12 milioni di anni fa. Senza fossili, non possiamo dire se li abbia fatti Homo erectus o un’altra specie più antica.

Una o due specie a Dmanisi? Uno studio di dicembre 2025 sulle dimensioni dei denti propone che i fossili di Dmanisi appartengano a due specie diverse, Homo georgicus e Homo caucasi, e non a una sola. Se fosse confermato, l’idea che fuori dall’Africa sia uscita una sola specie andrebbe rivista. È un’ipotesi: servono altri reperti prima di un consenso.

Dove nacque, davvero, Homo erectus? Alcuni ricercatori hanno pensato che potesse essersi evoluto in Eurasia, proprio per l’età dei fossili di Dmanisi. Un fossile etiope di circa 1,5 milioni di anni, chiamato DAN5, la cui faccia è stata ricostruita digitalmente nel 2025, sposta l’ago in un’altra direzione: ha un cranio tipico di erectus ma volto e denti molto arcaici, la stessa combinazione già vista a Dmanisi. Significa che forme di transizione simili esistevano anche in Africa, e questo sostiene l’origine africana della specie. Una delle autrici ricorda però che DAN5 è più recente della prima uscita, quindi altre interpretazioni restano possibili.

Che cosa cambia per la nostra storia

Il quadro complessivo è più sfumato della versione da manuale, ma un punto resta solido: le uscite dall’Africa non furono un evento unico. Quella di Homo erectus, quasi due milioni di anni fa, precede di un’enorme distanza quella di Homo sapiens, apparso in Africa circa 300.000 anni fa. È la prima grande dispersione, e per questo la domanda sull’origine degli esseri umani moderni va posta sapendo che l’Eurasia era già abitata da millenni di popolazioni umane molto più antiche. Ne parliamo nell’articolo dedicato al confronto tra il modello Out of Africa e quello multiregionale.

Domande e risposte

Homo erectus è un nostro antenato diretto?

È probabile che la nostra linea evolutiva discenda da popolazioni africane vicine a Homo erectus, ma i rapporti esatti tra erectus e le specie umane successive sono ancora discussi. Le popolazioni asiatiche della specie, per esempio quelle di Giava, sono in genere considerate un ramo laterale, non la nostra linea diretta.

Aveva già un cervello grande come il nostro?

No. I primi individui, come quelli di Dmanisi e quelli sudafricani, avevano un cervello nettamente più piccolo di quello dei fossili più recenti, per esempio dell’Indonesia. Il cervello crebbe nel corso della lunga storia della specie.

Fu davvero il primo essere umano a uscire dall’Africa?

Secondo il modello classico sì, e per i fossili è ancora la spiegazione più diffusa. Ma gli utensili cinesi di 2,1 milioni di anni e l’ipotesi di due specie a Dmanisi mostrano che il quadro non è chiuso: potrebbero esserci stati altri gruppi, o la stessa specie in forme diverse.

Quando si estinse Homo erectus?

La risposta dipende dal sito. Le stime più recenti per l’isola di Giava indicano che la specie possa essere sopravvissuta fino a circa 117.000-108.000 anni fa, mentre in Cina la specie è documentata almeno fino a circa 300.000 anni fa. Sono datazioni che vengono riviste con nuovi metodi, quindi vanno prese come stime.

Fonti

  1. Ferring R. e coll. (2011), “Earliest human occupations at Dmanisi (Georgian Caucasus) dated to 1.85–1.78 Ma”, PNAS.
  2. Studio sui crani di Yunxian (Cina), datazione a circa 1,77 milioni di anni, Science Advances, febbraio 2026
  3. “New reconstruction of DAN5 cranium (Gona, Ethiopia) supports complex emergence of Homo erectus”, Nature Communications 16 (2025)

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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.

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