
Le stime più antiche dicono che eravamo tutti africani appena 300.000 anni fa. Ma per gran parte del Novecento, la comunità scientifica non era affatto d’accordo su questo punto: due teorie opposte si contendevano la storia delle nostre origini, e solo una ha retto alla prova dei fatti.
Le due teorie in campo
Out of Africa (origine recente africana) — Homo sapiens si è evoluto in Africa, in una popolazione relativamente ristretta, circa 300.000 anni fa. Un gruppo ha lasciato il continente non prima di 70.000-60.000 anni fa, diffondendosi poi in tutto il pianeta e sostituendo, in gran parte, le popolazioni arcaiche già presenti altrove (Neanderthal in Europa, Denisovan in Asia, e altri).
Il modello multiregionale — propone invece che, dopo la diffusione di Homo erectus fuori dall’Africa circa 2 milioni di anni fa, le popolazioni regionali si siano evolute parallelamente verso l’uomo moderno in Africa, Europa e Asia, restando collegate da un flusso genico costante che avrebbe impedito la formazione di specie separate.

Le prove a favore di Out of Africa
- Genetica: la diversità genetica è più alta in Africa e diminuisce progressivamente con la distanza dal continente — esattamente il pattern che ci si aspetta da un piccolo gruppo fondatore che si allontana e perde variabilità man mano che si isola. “Eva mitocondriale” (l’antenata comune per linea materna di tutti gli esseri umani viventi) è databile a circa 200.000 anni fa, e in Africa.
- Morfologia: uno studio dell’Università di Cambridge su 4.666 crani maschili e 1.579 femminili di 105 popolazioni ha misurato 37 parametri cranici, trovando lo stesso schema: la variabilità della forma del cranio cala man mano che ci si allontana dall’Africa, in perfetta corrispondenza con i dati genetici.
- Fossili: i resti più antichi di Homo sapiens conosciuti provengono da Jebel Irhoud, in Marocco, e risalgono a 315.000 anni fa — sorprendentemente non nell’Africa orientale, dove si pensava fosse la culla della specie, ma nell’estremo nord del continente. Questo ha portato a parlare di un’origine “panafricana”: non un unico punto di partenza, ma una rete di popolazioni collegate su tutto il continente.
Dove il modello multiregionale fa acqua
Il problema centrale è una contraddizione interna: per spiegare i tratti condivisi da tutti gli umani moderni, il modello ha bisogno di un flusso genico enorme e costante fra continenti diversi — ma per spiegare perché europei, asiatici e africani mantengono comunque caratteristiche regionali distinte per due milioni di anni, avrebbe bisogno anche di un certo isolamento. Le due esigenze si tengono a fatica insieme.
C’è poi un test diretto che il modello non supera. Se fosse corretto nella sua forma originale, i Neanderthal dovrebbero essere antenati diretti degli europei moderni, con una linea di continuità regionale lunga centinaia di migliaia di anni. Ma il sequenziamento del genoma neanderthaliano, completato nel 2010, mostra tutt’altro: i Neanderthal sono un ramo cugino, separato da noi da centinaia di migliaia di anni di evoluzione indipendente — non un nostro stadio evolutivo regionale.

Ma non è un rimpiazzo totale: la sorpresa dell’ibridazione
Il quadro però non è nemmeno il “rimpiazzo totale senza mescolanza” ipotizzato nella versione più rigida di Out of Africa. Lo stesso sequenziamento del 2010 (e quello del genoma Denisovan poco dopo) ha rivelato che Sapiens e specie arcaiche si sono effettivamente incrociati: il DNA delle popolazioni non africane contiene ancora oggi tracce di eredità neanderthaliana (1-2%), mentre le popolazioni dell’Oceania presentano invece più alte percentuali di eredità denisovana. Non è la “continuità regionale profonda” del modello multiregionale classico, ma nemmeno un rimpiazzo senza eccezioni: gli specialisti oggi parlano di “rimpiazzo poroso” o modello ad “assimilazione” — origine africana netta, con un sottile strato di mescolanza aggiunto sopra.
Un video per approfondire
Ne parlo anche in video, con qualche dettaglio in più su questa storia:
Domande e risposte
D: Quindi il modello multiregionale è stato del tutto smentito?
R: Nella sua forma originale (continuità regionale di 2 milioni di anni, senza un’origine comune recente) sì. Nessun dato genetico o fossile lo sostiene più. Resta valida solo l’osservazione che c’è stata qualche mescolanza locale — ma è cosa diversa dal modello originale.
D: Perché Jebel Irhoud ha sorpreso i ricercatori?
R: Perché si trova nell’estremo Nord Africa, lontanissimo dall’Africa orientale dove si pensava fosse comparsa la specie. Ha costretto a rivedere l’idea di un’unica “culla” per un modello più ampio, panafricano.
D: I Neanderthal sono quindi nostri antenati o no?
R: In parte sì, ma non nel senso del modello multiregionale: non discendiamo da loro per continuità regionale, ma abbiamo un’eredità genetica limitata (1-2%) dovuta a incroci avvenuti quando le due specie si sono incontrate fuori dall’Africa.
D: Esistono ancora scienziati che difendono il modello multiregionale?
R: Una minoranza, e quasi sempre in versioni molto ammorbidite (come il “modello ad assimilazione”), che di fatto accettano un’origine africana recente ammettendo solo un contributo locale limitato — non il modello multiregionale originale.

Riferimenti bibliografici
- Abood, S., Oota, H., “Human dispersal into East Eurasia: ancient genome insights and the need for research on physiological adaptations”, Journal of Physiological Anthropology, 2025.
- Hublin, J.-J. et al., “New fossils from Jebel Irhoud, Morocco and the pan-African origin of Homo sapiens”, Nature, 2017.
- Green, R.E. et al., “A draft sequence of the Neandertal genome”, Science, 2010.
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Sono Antonio Meridda, zoologo, etologo e naturalista. Scrivo di evoluzione umana ed etologia partendo dai dati, senza mai perdere il gusto della narrazione.
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